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Bluespoon Amsterdam: un’esperienza imperdibile per tutti gli amanti dei cocktail

di Emanuele Elo Usai Quasi un secolo fa, il proibizionismo vietava alla navi in partenza dal porto di importare alcolici negli Stati Uniti. Oggi, ad Amsterdam, l’unica cosa proibita riguardo all’alcool è quella di consumarlo senza

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di Emanuele Elo Usai

Quasi un secolo fa, il proibizionismo vietava alla navi in partenza dal porto di importare alcolici negli Stati Uniti. Oggi, ad Amsterdam, l’unica cosa proibita riguardo all’alcool è quella di consumarlo senza poesia: la cultura degli spiriti non è più un vizio privato ma una pubblica virtù.

 

A testimoniarlo i cocktail bar che si stanno affermando prepotentemente in città, introducendo un nuovo concept nel beverage, quello dei signature cocktail.

Chi frequenta questi bar non è alla ricerca della quantità, ma della qualità.

Un esempio eccellente di come la cultura del drink sappia essere all’altezza di quella enologica è il Bluespoon: il miglior bar della città, titolo conquistato con duro lavoro, lunghe ricerche, tanta passione e innegabile amore per la mixology.

Situato all’interno di un hotel nello storico quartiere che custodisce il meglio della città, il Jordan, ha uno stile contemporaneo giocato sui toni del blu e del nero, con punti luce che sembrano delimitare le zone di chiaro e di scuro che caratterizzano i ricordi del giorno successivo di ogni serata in cui ci si lascia andare al piacere. Non per questo il Bluespoon è un locale notturno, le ampie vetrate donano una luce perfetta durante il giorno e sottolineano la nuova immagine che si sta costruendo intorno ai cocktail e ai superalcolici: un rito spontaneo naturale e sano come bere un bicchiere di vino.

Proprio questa è una delle sfide dell’equipe del Bluespoon: diffondere e condividere il concetto che dietro i cocktail c’è molto studio e una vera e propria cultura, con meno storia ma di uguale spessore di quella enologica.

A partire dal design degli ambienti a quello dei menù, tutto è studiato per far sentire al cliente che quello che sta vivendo è un momento speciale e prezioso, dove sentirsi viziati grazie a un servizio che accompagna nell’esperienza, raccontando il concept del locale e presentando in modo coinvolgente le proposte.

L’esperienza dei bartender è evidente in ogni drink, dal più sofisticato al più semplice, che nasconde proporzioni e bilanciamenti al millimetro. Dietro al bancone imponente i bartender sperimentano, raccontano storie con le loro creazioni, evocano momenti, sensazioni e sfruttano ogni segreto dell’arte della mixology, valorizzato da una selezione di liquori internazionali che dà la precedenza a brand indipendenti e di piccoli produttori.

Una sezione del menù si chiama experience cocktail e per assaggiarli nel migliore dei modi è necessario attivare tutti i sensi.

La vista è appagata dalle decorazioni geometriche ed eleganti.

L’olfatto è stimolato dal profumo dei drink affumicati davanti al cliente, lasciati qualche minuto a insaporire in una campana di vetro sollevata al momento del servizio.

L’udito è incantato dal ritmo veloce del coltello sul tagliere di legno che prepara la frutta fresca usata nelle preparazioni, dal tintinnio metallico del cucchiaio che sbatte sul bicchiere di cristallo per mescolare tutti gli ingredienti o dal suono della fiamma che caramella l’ananas fresco con zucchero di canna per le guarnizioni.

Il tatto si ricorda il valore aggiunto di un bel bicchiere alla temperatura giusta e il gusto è il più fortunato, grazie al perfetto dosaggio di spiriti, frutta e sciroppi a lunga macerazione, realizzati rigorosamente in house con una ricetta segreta.

Il menù è diviso in diverse sezioni, perchè anche i drink, come il cibo, sanno essere sostanziosi come un piatto unico, leggeri come un entrée o sfiziosi come un dessert.

L’idea dell’energica Bar Manager Agnieszka Rozenska e dell’head-bartender Martin Eisma è quella di usare gli ingredienti al loro massimo potenziale, riducendo gli sprechi e rendendo preziosi gli scarti.

Un trend che funziona per l’alta cucina, come per il beverage d’autore.

Per questo vengono utilizzati tutti gli elementi di frutta ed erbe aromatiche. Le bucce si usano per gli sciroppi homemade, gli steli delle piante per le affumicature.

Un modo di bere più sostenibile e che esalta i sapori e i profumi, è per questo che non sono previste cannucce: si riduce l’uso di plastica e si vive un’esperienza più intensa, sentendo da vicino il profumo del cocktail.

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antheafashionblog@gmail.com

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